T.R.E. – “Viaggio” – 2011 – Abeat records

  • Alessandro Giachero – piano
  • Stefano Risso – double bass
  • Marco Zanoli – drums

 

tracks:

  1. Danza – (A.Giachero) danza
  2. CaniCola – (S.Risso)
  3. Ludus – (A.Giachero)
  4. Viaggio – (S.Risso)
  5. CuniCola – (S.Risso)
  6. CiniCola – (S.Risso)
  7. Funerorleans – (S.Risso)
  8. Povra Mare – (S.Risso)
  9. Senza Ritorno – (M.Zanoli)

 

Recensione comparsa su Jazzitalia.net – Agosto 2009
“Viaggio”, uscito nel corso del 2008 per l’etichetta Abeat Records, è il terzo eccellente lavoro dei T.R.E., Tri Razional Eccentrico, trio acustico formato da: Alessandro Giachero al pianoforte, Marco Zanoli alla batteria e Stefano Risso al contrabbasso, musicisti che sono tra i migliori session men dell’ultima generazione.
Questo gruppo, maturo, affiatato, ricco di idee e capace di svilupparle in modo originale, ha dato vita a composizioni jazz dalle strutture classiche da cui però, spaziando, sono giunti a zone di libera improvvisazione seguendo un flusso di naturale abbandono.
Un disco, dalle atmosfere evocative e ricche di pathos e dai passaggi ipnotici che catturano l’ascoltatore, che è costituito da nove brani originali scritti dai tre componenti della band che, tramite il suono dei loro strumenti, hanno dato vita ad una musica introspettiva, passionale, colma di sopraffina sensibilità e di eccezionale caratura artistica.
Un bel lavoro di un gran trio in cui il suono deciso e fermo ma allo stesso tempo dolce e vellutato del pianoforte di Giachero, evidente in tracce come “Danza” e “Viaggio” (il brano che dà il titolo al disco), si amalgama con la vitalità ritmica e il gusto per le sonorità armoniche della batteria di Marco Zanoli, che conferisce ai brani non solo e semplicemente una scansione ritmica, ma anche profondità espressiva e comunicativa, come testimonia ad esempio l’incipit di “Ludus”.
Sullo sfondo, ma non per questo meno importante per la sonorità del trio, sta il contrabbasso di Stefano Risso che detta in molti casi le coordinate per lo sviluppo dei brani e, come gli si conviene per natura, enuncia il ritmo e dà peso e profondità al suono. L’apporto dato da questo strumento alla musica del gruppo è evidente in particolar modo nelle tracce “CaniCola” e “Funerorleans”.
E’ giusto auspicare che lavori come questi, opera di formazioni composte da elementi validi, siano sempre più frequenti e che case discografiche investano con sempre maggior frequenza.
Elio Marracci per Jazzitalia

 

Recensione comparsa su Musica Jazz – Marzo 2009
Il sodalizio di T.R.E., una delle tante espressioni dell’attuale concezione del classico trio jazz, è giunto al suo terzo Cd, sempre per l’Abeat.
Giachero, responsabile delle statiche linee melodiche, conduce un narrare piano e meditabondo, un rimasticare accordi senza scossoni, mentre in sottofondo il contrabbasso scuro di Risso ripropone una costante fissità.
Zanoli, che sembra il più smaliziato dei tre, con tocco morbido e appartato produce accenti asimmetrici e, sui piatti, uno spolverio leggero, di mobile varietà timbrica.
I tre musicisti sono comunque legati da un’indubbia omogeneità stilistica, da una motivata progettualità che, unitamente a una puntigliosa attenzione agli equilibri, conferiscono un preciso carattere espressivo al Cd.
Ne sortisce una musica consapevole, concentrata, pensosa, in cui la definizione delle griglie armoniche e dinamiche sembra sempre finalizzata a individuare un percorso aperto ma ineluttabile.
Indubbiamente i nove brani originali (sei dei quali a firma di Risso) riescono a concretizzare un mondo lirico e coerente, con una sua problematica interna, ma anche uniforme e sospeso, quasi autoreferenziale, avulso dalla realtà terrena.
L.Farnè

 

Recensione comparsa su Allaboutjazz – Aprile 2009 – Valutazione: 4 stelle
Terzo disco per T.R.E (Tri-Razional-Eccentrico), che aveva già molto ben impressionato nei due lavori precedenti, Passaggi (del 2005) e Riflessi (del 2006), sempre per Abeat.
Questo Viaggio vuol essere un po’ una sintesi dei lavori precedenti, l’uno basato su composizioni e l’altro interamente improvvisato: qui il materiale tematico è minimale e posto a mo’ di spunto per l’improvvisazione, che ad esso rimane fedele nel suo sviluppo. Una formula ideale, che permette al trio di confermarsi a livelli di eccellenza.
Viaggio è un disco in clima ECM, rarefatto ed incentrato sui suoni – che tutti e tre i protagonisti sanno evocare, sia negli intrecci dialogici, sia negli assoli che ciascuno ha a sua disposizione – ma anche pieno di colpi di scena, di atmosfere ricche di pathos, di passaggi ipnotici che catturano l’ascolto.
E se Risso aveva già molto impressionato in Riflessi (centrale il suo suono con pedali costanti e reiterati), qui appare ancor più variegato e sviluppato il pianismo di Giachero (forte delle sue collaborazioni con il quartetto di Anthony Braxton, clicca qui qui per la recensione Standard (Brussels) 2006), ma anche molto più incisivo e creativo il lavoro di Marco Zanoli alla batteria (si ascolti ad esempio l’incipit di “Ludus”).
Un bel lavoro, di un gran bel trio, maturo, paritetico, affiatato, ricco di idee e capace di svilupparle originalmente in corso d’opera. Urgerebbe sentirlo all’opera dal vivo; ma, si sa, non è facile farsi spazio su palcoscenici invasi da finti jazzisti, fenomeni di successo da rotocalco e improbabili big stranieri… Neppure se si è assai bravi… Per ora, dunque, godiamo almeno della loro musica su disco. È già molto.
Neri Pollastri – AllAboutJazz – Aprile 2009

Recensione comparsa su Suono.it – Marzo 2009
Per fortuna il jazz, che pure troppo spesso racconta se stesso fino ad amarsi in uno specchio e rendersi monotono e privo di novità, è ricchissimo di percorsi differenti, in un certo senso indotti proprio dalla natura e dall’essenza del jazz stesso, una musica libera che induce chi la ama ad osare. Questo trio (T.R.E. sta per Tri Razional Eccentrico) ed è alla terza uscita con Abeat. Se all’inizio con Passaggi la cifra del loro lavoro era in un più riconoscibile avvicinamento alla forma canzone, con il successivo Riflessi e con questo siamo su un sentiero più impervio e rischioso, quello in cui la componente compositiva è al più un canovaccio iniziale ma lascia spazio in parte o in tutto all’improvvisazione, alla costruzione estemporanea di quello che è in qualche modo proprio il viaggio del titolo. I tre musicisti coinvolti sono una promessa evidente come trio ed una promessa mantenuta già almeno in parte con numerose collaborazioni già all’attivo dei singoli componenti con altri nomi del jazz. Alessandro Giachero al piano, Stefano Risso al contrabbasso e Marco Zanoli alla batteria (di lui abbiamo parlato in più occasioni in recensioni passate) percorrono qui una strada in cui il piano ha un riconosciuto ruolo di leader ma il trio lavora molto bene assieme nella determinazione delle dinamiche sonore. Un po’ troppo Jarrett qui e lì, ma l’Europa aiuta a compensare con una vena maggiormente intimista.
Pier Luigi Zanzi – Suono.it – Marzo 2009
Uno dei massimi filosofi del Novecento, Theodor W. Adorno, ha scritto molto di musica, dicendo parecchie cose geniali e alcune colossali scemenze.
Una colossale scemenza è il modo in cui liquida il jazz, irrimediabilmente ostaggio della sincope, roba buona per far battere il piede o poco più, secondo lui. Una cosa geniale è l’utilizzo del termine gastronomico per definire ogni espressione artistica che si rassegna a stare sullo sfondo, a non disturbare troppo, a non pretendere attenzione, a lasciarci immutati dopo l’ascolto, la visione, la lettura.
Musica da ascensore, quadri da arredamento, libri da spiaggia, diremmo oggi. Ecco, Riflessi non è un disco gastronomico. Riflessi non è innocuo.
Riflessi è una seduta di improvvisazione, registrata negli stessi giorni in cui T.R.E. era in studio per un altro lavoro, in questo caso pianificato, composto, premeditato: “Passaggi”. E la prima cosa che salta all’orecchio, pensando alla genesi di Opening, Conversation I, Conversation II e delle altre tracce di Riflessi, è l’organicità, quanta poca casualità ci sia nei gesti sonori di Giachero, Risso e Zanoli, quanto i pezzi sembrino esistere prima di esistere.
Immagino i tre musicisti di fronte a un baratro, che ignorano volutamente il ponte di tronchi poco lontano per tentare l’attraversamento su una fune invisibile. La fune c’è, lo sanno tutti, ma l’unico modo per scoprire dove si trova è fare il primo passo nel vuoto. O la trovi o precipiti.
Se precipiti precipiti, se la trovi da quel momento attraversare i ponti ti sembrerà noiosissimo.
Un trio gastronomico, davanti al baratro, sceglierebbe il ponte di tronchi o, peggio, comincerebbe a colare cemento.
Giachero, Risso e Zanoli fanno il primo passo nel vuoto. Ma non così, a caso. Fanno il primo passo in un punto preciso, un punto da cui non si vede nulla di simile a una fune, eppure secondo loro il punto giusto è quello e non un altro. E trovano la fune invisibile. E ci camminano sopra per quasi un’ora fin dall’altra parte del baratro. Poi si voltano è a quel punto la fune è visibilissima, gratuitamente zigzagante eppure necessaria. Da qui, a posteriori, è chiaro che si dovesse camminare lì e non altrove. Riflessi è questa camminata.
Marco Bosonetto