T.R.E. – “Passaggi”

T.R.E. – “Passaggi” – 2006 – Abeat records

 

tracks:

  1. Pianure – 5:41 – (A. Giachero)
  2. Taxi Morning – 7:19 – (S. Risso)
  3. Crepuscolo – 5:29 – (A. Giachero)
  4. Il giorno dopo il 9 Aprile – 7:56 – (S. Risso)
  5. Riflessi – 5:25 – (M. Zanoli)
  6. Le sue Ali – 5.47 – (S. Risso)
  7. Sol-La-Nin-Na – 4:38 – (S. Risso)
  8. Goga-mi-goga – 5:06 – (A. Giachero)
  9. Ja Ja – 15:00 – (S. Risso)

 

Recensione comparsa su AudioPhile Sound (gennaio 2006)
Giudizio artistico: OTTIMO
Non so perché, forse poiché in fondo sono solo un po’ sciocco, ma la visione e la lettura della copertina di questo Compact Disc mi maldispose al punto tale da volerlo ascoltare per ultimo… E invece quanta buona e bella musica da questo trio tutto italiano!
Da molto tempo non sentivo un trio contemporaneo suonare così affiatato, così coordinato, così espressivo e musicale. Fin dalle prime note ne sono stato rapito e fino alle ultime battute ho goduto dell’ascolto di queste poesie in musica.
È molto cambiato il jazz in Italia, per nostra fortuna! Qualche tempo fa (quasi) tutti i musicisti non vedevano l’ora di imporci le loro astrazioni… metafisiche? metallurgiche? CATASTROFICHE!!!
Un vero strazio per le orecchie ed il bello era che chiunque non le approvasse veniva considerato un cafone, un becero, un apostata! Ma noi ora qui abbiamo i T.R.E. a prendersi cura di noi, a rispettare i nostri sentimenti e sensibilizzarci riguardo il bello della vita. Non voglio, questa volta, cercare a tutti i costi affinità con i, seppur grandi, musicisti del passato perché sarebbe errato in questo caso.
I tre maestri sono eccellenti compositori, oltre che bravi strumentisti. E Passaggi è un opera dal carattere a sé stante e non è saggio paragonarla a qualcos’altro di già a sentito, a parte il ricercato interplay di evansiana memoria ed è questo il suo segreto. I T.R.E. indossano la loro musica come fosse la loro stessa pelle! È così perfetto eppure così umano il volto della loro musica.
Musica che racchiude in sé molta della cultura occidentale in fatto di estetica e raffinatezza e, si badi, non finalizzata all’effimero estetismo ma al lirismo poetico e per questo pregno di concetti romantici quando non meditativi. In altre parole: alla ricerca della ‘spettacolare’ prestazione virtuosa dal punto di vista tecnico strumentale, i tre maestri preferiscono il virtuosismo concettuale.
Entrando più nel vivo delle note si osserva quanta cura sia stata posta nella scelta dei tempi, delle accentazioni e delle sfumature, delle melodie e dei veri e propri intrecci musicali intessuti fra gli strumenti. Musica dolce ma sapida, rilassante ma tesa, espressiva e visionaria ma solida e concreta. Sì, Passaggi è un album piacevolissimo, musicale fino al quasi al cantabile, e, carezzevole. Ciò che immediatamente balza evidente al mio udito è la perfetta intesa fra i tre bravissimi musicisti e la direzione univoca da essi intrapresa.
Ognuno di essi apporta la propria esperienza e la propria bellezza a questa musica che per certi versi ha del miracoloso: certo! dove trovare, nel 2005, dei ‘ragazzi’ con tanta esperienza individuale, tanto buon gusto, tanta voglia di fare arte sul serio? Sto ascoltando il terzo brano del CD, Crepuscolo, e ne sono quasi commosso e di questo ringrazio il trio. Ringrazio Alessandro, Stefano e Marco per l’ora di totale piacere trascorso in compagnia della loro bella musica. Passaggi è un disco che bisogna avere!
Antonio Scanferlato

 

Giudizio tecnico: OTTIMO
Non potete immaginare quanto io sia fiero di questo ‘prodotto’ tutto italiano anche dal punto di vista della qualità sonora. Esso non manifesta nessun difetto solitamente imputabile ai dischi digitali: la dinamica è davvero buona e rispetta le caratteristiche peculiari di tutti gli strumenti, soprattutto ai bassi livelli di ascolto. Il timbro è praticamente perfetto, la risposta in frequenza è lineare ed estesa fino ai limiti di udibilità sia verso il basso che verso l’alto.
La scena acustica non è ancora ‘perfetta’ ovvero la profondità, rispetto all’altezza e la larghezza del soundstage, è scarsa e le naturali distanze fra i musicisti non sembrano essere state pienamente rispettate. In compenso la focalizzazione e le dimensioni degli strumenti sono da primato assoluto in quanto a realismo. Il dettaglio è generosissimo. Il lavoro del singolo strumento è percepibile fin nella più piccola sfumatura e le armoniche da essi generate si spandono in modo naturale nell’ambiente di ascolto.
Encomiabile è la ripresa del pianoforte: grande, potente, corposo e fluide le sue note. Realistica al massimo la riproduzione della batteria con tamburi ben accordati e veloci; piatti molto netti, lucidi e dettagliati. Il contrabbasso… beh forse (senza il forse) è uno dei migliori contrabbassi mai riprodotti dal mio impianto: semplicemente vero! Disco consigliatissimo anche per il suono.
Antonio Scanferlato

 

Recensione comparsa su Cadence (USA) (marzo 2006)
The piano trio T.R.E., with Giachero at the keys, plays music with dense overtones on. Bassist Risso and drummer Zanoli sustain the moody music with their probing dialogue to cause the tunes to veer down secluded, tree-darkened lanes. Each musician contributed compositions on this all-original set, yet each song speaks with a sullen demeanor to provide consistency for this endearing session. Giachero plays with intense determination in a non-percussive manner; he brings out emotions without being overt in his approach. This characteristic is present with the others as well. Risso reaches into dark corners with intricate bass lines, but he does it in a soft, sulking way. Zanoli accents with brushes and light cymbal work to further the heady ambiance. While the selections all have melodic framework, they transform into brooding vehicles where each artist adds splashes of muted colors to the canvas to give it a distinctive character. At times the pace quickens, as on “Goga-Mi-Goga” or an unlisted tenth tune, but the atmosphere remains overcastand sober. This trio has been together for a couple of years and has coalesced into a fully compatible and empathetic unit. The three voices speak one integrated language that communicates unerringly to the receptive listener.
Frank Rubolino

 

Recensione comparsa su All About Jazz (24 febbraio 2006)
Giudizio: 4 stelle
T.R.E. è “Tri Razional Eccentrico”, secondo Giachero, Risso, e Zanoli, che dopo due anni di ricerca collettiva sfornano Passaggi, disco che riesce a proporre un trio di piano fresco, melodico, elaborato ed elegante. Un po’ jarrettiano nelle intenzioni, Giachero risolve comunque la questione improvvisativa con uno stile proprio, facendo affidamento su una ritmica attenta e mai invasiva.
“Pianure” (Giachero) è una composizione ariosa, come il titolo suggerisce, con un tema essenziale per costruzione, ed efficacemente coeso tra le varie parti. Meditabondo e dotato di un lirismo più che convincente, il brano va avanti con fluidità e raffinatezza fino all’ultima nota, facendosi ascoltare. Anche “Taxi Morning” è ottimamente ideato nella strutturazione del tema, delicato e solido assieme, che si tinge di una vellutatezza cedevole solo in apparenza.
“Crepuscolo” è un valzer dal tema struggente, che danza in punta di piedi, facendo la gincana tra un accordo e l’altro. Sembra una favola triste, che si fa seguire fino alla fine, promettendo non certo un lieto fine, ma una narrazione di rara bellezza. Certamente, uno dei temi più riusciti nel CD, che comunque non scende mai di tono, su tutta la tracklist. Con un’introduzione pianistica che sa dare importanza ai silenzi, comincia “Riflessi”, che continua con l’inserirsi lieve della batteria e l’assolo di contrabbasso. Il pianoforte qui regala note limpide e possenti, decise, oneste nel loro vibrare puro.
Un po’ di “latinità” viene fuori con “Le sue ali”, mentre “Sol-la-nin-na” è una sorta di ninnananna per orecchie fini. Chi ha mai detto che gli adulti non abbiano bisogno di un dolce “buonanotte”? “Goga-mi-goga” da una giusta sferzata di vigore, i tempi si velocizzano, gli assoli si spezzano, si frammentano, facendo l’occhiolino ad una modernità accarezzata ma non, certamente, ostentata.
Ma Passaggi è un CD con sorpresa: il “regalino” salta fuori dopo “Ja ja”. Il brano dura poco più di nove minuti, ma lasciando correre il lettore per un altro minuto ecco che un nuovo pezzo comincia, e si sviluppa con brio per altri cinque minuti di musica extra, nascosta, solo per chi ha pazienza. Si tratta di un disco che merita più di un ascolto, ma che comunque rivela da subito la fattura pregiata. Inciso da una formazione che, continuando a lavorare sodo ed affinando le già evidenti doti d’interplay, potrà regalare altri, preziosi frutti.
Recensione pubblicata per gentile concessione di All About Jazz Italia – http://italia.allaboutjazz.com e Stefano Piedimonte. Copyright (c) 2006

 

Recensione comparsa su Jazzitalia.it (marzo 2006)
La prima cosa che ti incuriosisce quando prendi in mano l’album del trio Zanoli-Risso-Giachero è la copertina: poche linee e poco colore abbozzano una porta: chiusa.
Poi guardi in alto a sinistra e leggi: T.R.E.- Passaggi. Fin qua nulla di strano se non che, come avviene spesso, non capisci bene cosa significhi il disegno in questione, allora metti il disco nello stereo e schiacci play: a questo punto, come in quei gialli in cui alla fine tutti i tasselli tornano al loro posto, il disco inizia a spiegarsi da sé, partendo proprio dal titolo. Capisci che “passaggi” può voler dire “passare per”, “attraversare” i nove scenari che la batteria di Zanoli, il contrabbasso di Risso e il piano di Giachero, disegnano, partendo proprio dalla prima traccia “Pianure” che sembra evocare l’andamento oscillante della macchina su un rettilineo interminabile. Nove immagini, una breve pinacoteca costruita con un abile gioco di squadra, perché “passare” vuol dire anche cedere qualcosa a qualcuno, vuol dire assecondare una tattica di gioco per arrivare in fondo e fare gol, senza eccessi o prevaricazioni, senza cascate di note ingiustificate ma cercando di soppesare il tutto, arrangiare con saggezza tre soli strumenti che, se nella loro tradizionalità possono apparire come un vincolo, in questo disco si trasformano in un’enorme potenzialità. Proprio in questa abilità combinatoria, in questo congiungere tre vettori sonori in un’unica linea melodica senza l’imposizione di nessuno dei tre, si nasconde il terzo significato di “passaggi”, ovvero la volontà di oltrepassare un ostacolo, di aprire quella porta chiusa che rappresenta la necessità di coniare nuove soluzioni musicali. Un obiettivo perseguibile attraverso due possibili strategie: raccontando vecchie storie con nuove parole, nuove sonorità, strumenti e tecnologie chiamando in causa talora l’elettronica stessa o, come decide di fare T.R.E., scegliere un’altra chiave dal mazzo per aprire quella porta, utilizzando vecchie parole, suoni e strumenti, per raccontare storie nuove, con una nuova sintassi. A tutto ciò T.R.E. da un’ottima risposta, sceglie la chiave giusta. Un Tri Razional Eccentrico consapevole (come dicono loro) dell’eccentricità della risposta allo stimolo della musica ma, contemporaneamente, della razionalità del percorso che la mente compie seguendo una linea melodica. Consapevolezza che permette loro di scovare, razionalmente, soluzioni armoniche e melodiche tali da evocare eccentricamente immagini e sensazioni varie nell’ascoltatore. Un disco, quindi, decisamente ben riuscito.
Filippo Domaneschi

 

Recensione comparsa su Jazzit n°35 luglio agosto 2006
Nato nel 2003 dall’unione di intenti simili, sia dal punti di vista compositivo che da quello dell’interplay, questo trio di giovani strumentisti stupisce non poco per appeal e solida professionalità. Elementi non facili da riscontrare in una formazione affacciatasi all’esordio discografico con la sicurezza e la caratura pari a quella di certi colleghi veterani. La verve c’è tutta, soprattutto quando determinate composizioni, sfuggendo dalla routine dei soliti temi cantabili, emergono con la propria originale struttura e personalità. E’ il caso di
Taxi Morning, la cui lenta e ciondolante atmosfera coinvolge per logiche esemplari. La stessa è protagonista con diversa tempistica ritmico-improvvisativa nella spedita ghost track. Differenti solarità si riscontrano invece nelle ballad Il giorno dopo il 9 aprile, nella quale emerge il prezioso intervento di Giachero sostenuto dal bel contrappunto di Risso, e nella conclusiva Ja Ja, tutte a firma del notevole contrabbassista torinese. Ancor più rarefatta emerge la tensione nostalgica presente in Riflessi, mentre il concitato percorso di Goga-Mi-Goga ricorda qualche sfumatura ornettiana. Tutto di guadagnato per un trio che mette a segno un eccellente cd di presentazione.
Gianmichele Taormina

 







 

 

Last modified on marzo 29, 2012